Storie di campioni: Barry Sheene

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Barry Sheene è stato senz'altro un autentico fuoriclasse del motociclismo mondiale. Inglese, originario di Londra, ha vissuto una carriera ricca di colpi di scena e di soddisfazioni, entrando nell'immaginario collettivo come un campione delle due ruote. Scopriamo insieme le fasi salienti relative alla sua vita e alla sua carriera nelle varie classi del Motomondiale.

Gli inizi di una grande carriera

Nato l'11 settembre del 1950 con il nome di battesimo di Barry Steven Frank, Sheenecresce ad Holborn, un sobborgo di Londra. È figlio di Frank, meccanico che lo indirizza verso la carriera del motociclismo. Allestisce un motorino da 50 cc appositamente per lui, con propulsore Ducati a 4 tempi. Dopo aver guidato una Triumph, una Bultaco e una Derbi, Barry inizia a collaudare un'altra coppia di modelli Bultaco a Brands Hatch, con uno dei quali inizia a gareggiare. La prima corsa non si conclude molto bene, mentre dalla seconda si notano le qualità del pilota, con il primo successo dopo una settimana su un esemplare da 125 cc. Collauda il mezzo meccanico dell'altro centauro Lewis Young e, nel 1969, inizia a gareggiare nella classe 125 della Gran Bretagna, piazzandosi al secondo posto alle spalle di Chas Mortimer. Ormai il ragazzo è sulla cresta dell'onda e l'esordio nel Motomondiale avviene nel 1970 in Spagna, al Montjuic, con un ritiro su una Bultaco nella 500 e un'ottima seconda piazza in 125 a bordo di una Suzuki.

Dalle prime vittorie fino ai due titoli mondiali

Pilota dalla straordinaria creatività e dallo stile inconfondibileBarry Sheene riceve la tanto attesa consacrazione nel 1971. Durante questa stagione, riesce a centrare ben quattro vittorie: una nella classe 50 in Repubblica Ceca su una moto Kreidler e tre nella 125 su Suzuki, in Belgio, Svezia e Finlandia. Dopo un 1972 avaro di soddisfazioni, con un solo terzo posto in Spagna, Sheene si rilancia conquistando il titolo mondiale nella Formula 750 e dimostra a tutti di poter mantenere le premesse iniziali. Dal 1974 in poi, Barry correrà sempre nella classe regina, la 500, e mostrerà doti innate. Nello stesso anno, giunge secondo in Francia e terzo in Austria, concludendo la stagione al sesto posto. Tale piazzamento viene ripetuto anche nel '75, coadiuvato da due importanti vittorie in Olanda e Svezia e da un grave incidente sulla pista di Daytona. Il 1976 e il 1977 sono gli anni del suo dominio totale a bordo della Suzuki, con due titoli mondiali e ben undici vittorie. Momenti davvero irripetibili per il ragazzo inglese, che negli anni seguenti non riuscirà mai a restare sempre così in alto.

La seconda parte della sua epopea

Nella maggior parte dei casi, il dominio di un campione termina quando ne inizia un altro. È il caso anche di Barry Sheene, che dal 1978 deve avere a che fare con un pilota forse complessivamente più grande di lui, ossia l'americano Kenny Roberts. Giunge secondo e terzo alle spalle di quest'ultimo con un buon bottino di cinque vittorie in due anni, ma a poco a poco sembra destinato a cedere definitivamente il passo. Nel 1980, dopo il trasferimento alla Yamaha, Barry deve avere a che fare con il grave incidente del circuito francese di Paul Ricard, in seguito al quale perde il dito mignolo sinistro. Nel 1981, centra il suo ultimo successo in Svezia e chiude al quarto posto complessivo. Dopo un altro grave incidente, stavolta a Silverstrone con una frattura delle gambe ricostruita tramite l'inserimento di 27 viti, Sheene continua a correre contro il volere dei medici e raggiunge un ultimo podio in Sud Africa, nel 1984, a bordo di una Suzuki. Al termine della stessa stagione, decide di ritirarsi dall'attività agonistica con un palmares di due titoli mondiali, 102 gare complessive, 23 vittorie, 52 podi e 19 pole position.

Dopo il ritiro dal Motomondiale

Nonostante l'addio al Motomondiale, Sheene non manifesta alcuna intenzione di abbandonare in maniera definitiva le corse. Si mette alla guida di moto storiche, anche se in maniera saltuaria, e vince diverse corse sulla sua Norton 500. Inizia a duellare con l'altra ex stella del Motomondiale Wayne Gardner e continua a divertirsi nonostante una salute cagionevole. La situazione degenera il 22 giugno 2002, giorno in cui gli viene diagnosticato un cancro allo stomaco e all'esofago. Nel mese di agosto, annuncia la malattia ai fan e dichiara di avere tutta l'intenzione di lottare, come ha sempre fatto nella sua vita. Purtroppo, Barry scompare il 10 marzo 2003 all'età di soli 52 anni. Ancora oggi, numerosi campioni del mondo delle due ruote lo omaggiano, come ad esempio Valentino Rossi.

Ulteriori aspetti del suo personaggio

Barry Sheene è stato sicuramente un pilota molto sfortunato in pista, detenendo il poco lusinghiero record come più fratturato in assoluto. Tra le numerose storie particolari che lo riguardano, vanno segnalate le sue strane avventure vissute in vari aeroporti. Quando passava al metal detector, Barry attivava il rumore degli allarmi a causa dei numerosi pezzi di metallo inseriti nel suo corpo per i continui infortuni. Per questa motivazione, uno dei suoi soprannomi principali era quello di Iron Man, proprio come il famoso supereroe dei fumetti della Marvel. Veniva anche chiamato Baronetto grazie al conseguimento di tale riconoscimento dall'Impero Britannico e al suo garage ricco di vetture di lusso estremo. Sheene amava rompere gli schemi e uscire dalla routine del Motomondiale. Fu il primo a non cambiare il numero personale, il 7, sulle carene con l'1 dopo la vittoria del titolo iridato, oltre ad aver creato innovative visiere da casco e ad aver sempre osteggiato il pericoloso Tourist Trohy. Inoltre, è stato un pioniere del paraschiena, del casco integrale e delle tute colorate.

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