Storie di Campioni: Kenny Roberts Sr

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Kenny Roberts Sr. è uno dei motociclisti che hanno scritto le pagine della storia di questo sport. Scopriamo qualcosa in più su di lui!

Gli inizi di Kenny Roberts Sr.

Kenny Roberts nasce a Modesto, in California, nel 1951. Il piccolo Kenny si appassionò molto presto al mondo delle moto, a 12 anni infatti lavorava in una fattoria per una famiglia e quest'ultima gli permise di provare il motorino del loro figlio che aveva dei problemi di accensione. Kenny non se lo fece ripetere due volte, e, nel provarci, la moto si accese subito e lo ribaltò a terra ferendolo molto gravemente. La diagnosi fu la rottura del ginocchio e uno svenimento dal dolore. Si potrebbe immaginare che questa prima volta traumatica decretasse la fine del rapporto tra il piccolo Kenny e il mondo delle motociclette ma così non fu. Si appassiona talmente tanto alle moto che ne chiese una e cominciò a gareggiare nella categoria flat track, vincendo anche alcune gare. Nel 1970, all'età di 19 anni vinse anche il campionato AMA, aggiudicandosi il "National Novice Championship", seguito poi dalle gare junior dello stesso campionato. A 23 anni prese la licenza Expert, che gli permise di esordire,nei due anni successivi, nella classe 250 del GP olandese. In questa occasione arrivò terzo, abbastanza per attrarre le curiosità della Yamaha, casa a cui Roberts sarà sempre fedele.

I successi nella classe 250

L'esordio da pilota avvenne nel 1978 nella classe 250. Qui arrivò solamente quarto in classifica, con 4 vittorie disputate, però si ritirò a metà stagione. Kenny Roberts infatti decise di abbandonare la classe 250 per dedicarsi alla formula 750 e alla classe 500. Praticamente disputò in un solo anno ben tre mondiali, segno del suo carattere forte e della sua capacità di guardare oltre.

I successi nella classe 500

Nella classe 500 vincerà tre mondiali nel 1978 nel 1979 e nel 1980. Nonostante abbia disputato gare solamente per 9 anni, rivelandosi quindi uno dei motociclisti dalla carriera più breve, è stato uno dei più prolifici. La motivazione per cui Robert abbia deciso di abbandonare così presto il motociclismo è per la sua grande delusione nei confronti del mondiale del 1983. Infatti era intento a conquistare 6 vittorie nel campionato ma il collega Freddie Spencer riuscì a spuntarla vincendo per soli due punti in classifica. Fu proprio per questo scotto che Roberts decise di non volere più gareggiare salvo vincere la 200 Miglia di Daytona l'anno successivo e la 200 Miglia di Imola sempre nello stesso anno. Nella formula 750 invece riuscì ad aggiudicarsi 7 gran premi, una formula però soppressa definitivamente nel 1979.

I progetti successivi

Nonostante il suo ritiro dal motociclismo, il suo contributo divenne passivo in quanto fu team manager fino al 1996 della squadra Yamaha. La sua fiducia nel marchio gli concesse il benestare della Yamaha per la progettazione della sua moto e quindi formò il team kr, una squadra di motociclismo che partecipò a diverse gare del Motomondiale e che utilizzò un modello di moto brevettato da Kenny Roberts. Con questo team partecipò a varie gare fino al 2007, indirizzando anche i suoi figli Kenny Junior e Kurtis alle gare di motociclismo.
La sua carriera con il proprio Team venne avallata dalla casa Yamaha, con cui rimase sempre in buoni rapporti.
Dopo una serie di buoni piazzamenti nella classifica costruttori e team, la parabola discendente terminò nel 2007 fino al ritiro a causa di mancanza di contratti con i vari sponsor che ne decretarono la fine.

Il talento di Kenny Roberts Sr.

Lo stile di Kenny Roberts era molto simile a quello di Garneau Saarinen, il motociclista finlandese che per primo inventò un nuovo modo di guidare. Si potrebbe dire che Roberts abbia semplicemente preso questo stile di guida e lo abbia migliorato, fino a renderlo più elegante e di classe. Per capire bene di cosa stiamo parlando, basta pensare a quella tecnica di guida con il ginocchio che tocca l'asfalto durante le curve, un gesto che abbiamo visto fare molto spesso a Valentino Rossi. Roberts riusciva a sporgersi in maniera estrema durante la curva, con il ginocchio molto imbottito e protetto così da focalizzare l'attenzione e proporre una guida molto più moderna e spregiudicata. Un'altra similitudine con Valentino Rossi è il suo modo di festeggiare una vittoria alla fine della gara. Kenny Roberts Infatti girava l'intera pista su una sola ruota, un rito imitato da moltissimi giovani motociclisti della nostra era. Il suo soprannome preferito fu "il marziano", un nomignolo dovuto al suo esordio scoppiettante e ai successi che riuscì a collezionare in pochissimi anni di carriera.
E un marziano lo era sul serio: capace di creare il feeling con l'asfalto, riuscire a capire immediatamente le mancanze della pista e a comportarsi di conseguenza. Rispetto ad altri motociclisti era dotato di un carattere empatico che lo fortificava a ogni gara, proiettandolo verso le vette alte della classifica con una disarmante facilità.
Fu proprio quell'empatia a renderlo unico, spingendolo ad appendere il casco al chiodo non per mancanza di vittorie ma perché sentiva di aver subito una forte ingiustizia da parte del sistema.
Capace di allontanarsi dalle piste per orgoglio, non riuscì a fare altrettanto con il mondo del motociclismo, sicuro di poter donare ancora tanto.
Lo ha fatto, forte della fiducia nella "sua" Yamaha e di un team che credeva in lui.
La storia sarebbe pure continuata se non fosse stato per la penuria di sponsor, triste epilogo di una fantastica avventura.

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