Storie di Campioni: Marco Simoncelli

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Il sorriso fiero di un campione, i capelli simbolo di una forza e spensieratezza che hanno contraddistinto la sua folgorante carriera, cancellati in una frazione di secondo da un destino beffardo compiutosi sulla pista di Sepang, la stessa dove tre anni prima si laureò campione del mondo nella classe 250 in sella alla Gilera. La storia di Marco Simoncelli è una carrellata di emozioni vissute sempre al limite, testimonianza di un talento precoce al servizio di una forza di volontà eccezionale, trasmessa da papà Paolo, figura fondamentale ancora oggi nel ricordo di un campione di razza.

Marco Simoncelli

Un talento troppo grande

Le misure sono importanti. Marco Simoncelli ha sempre faticato in 125 e nei primi anni in 250 per un'altezza non consona alle dimensioni delle moto. Fino alla stagione 2007, dopo 5 campionati tra 125 e 250, il Sic non riesce a sprigionare il proprio talento, come se fosse un leone in gabbia. Nonostante i piazzamenti nella classifica generale a fine anno siano piuttosto negativi, gli addetti ai lavori non fanno fatica a intravedere nel pilota cresciuto a Coriano le stigmati del campione.

Campione del mondo

Nei primi anni della sua carriera, Marco ha dovuto sgomitare più volte in mezzo al gruppone per farsi spazio, non sempre trovando l'appoggio da parte della scuderia per cui correva. Come a inizio 2008, quando l'Aprilia gli confermò la moto non ufficiale RSA 250 del team Gilera. Fu il suo anno d'oro: iniziato con 2 cadute, proseguì poi trionfando a Mugello per la prima volta in stagione, successo a cui seguirono 5 vittorie, per un totale di 12 podi stagionali. Per tutti i tifosi, Marco era diventato SuperSic.

Tutto così in fretta

Il primo anno in Motogp all'età di 23 anni (2010), in sella alla Honda del team Gresini. Simoncelli divide il box con il più esperto Melandri. L'ex campione iridato della 250 si piazza all'ottavo posto della classifica. Il 2011 si apre sotto i migliori auspici. Marco veste i panni di SuperSic da subito, ottenendo due pole position nel GP di Catalogna e ad Assen, arriva quindi il primo podio nella classe regina a Brno, dove conquista un terzo posto. Il Re Leone di Coriano ci prende gusto, mettendo in fila il quarto posto finale in tre Gran Premi consecutivi, per poi prendersi la seconda piazza in Australia. Risultati che lanciano SuperSic come pilota rivelazione e secondo migliore degli italiani, alle spalle soltanto di Andrea Dovizioso, anche lui in sella su una Honda. Per questioni anagrafiche e per quanto aveva dato fin lì dentro e fuori la pista, Simoncelli era considerato come il pilota italiano più promettente, pronto a prendersi carico dell'enorme eredità di Valentino Rossi, in enorme difficoltà dopo il passaggio alla Ducati.

Aggrappato alla vita

Il secondo posto a Phillip Island di 7 giorni prima è stato per Marco il risultato più alto mai raggiunto in Motogp. A Sepang, il Sic è pronto a confermarsi ad alti livelli. Secondo giro, la Honda di Simoncelli attraversa la pista da sinistra a destra, con il suo pilota aggrappato al manubrio. Alla vita. Alle sue spalle arrivano Edwards e Rossi, l'amico di una vita. Un casco rotola tra la ghiaia. Marco è solo in mezzo al tracciato. Senza il suo sorriso scintillante. Senza la sua moto. Tutto così maledettamente in fretta.

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